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Chronic inflammation of low degree: the problem almost everyone has without knowing

L’infiammazione sistemica di basso grado (low-grade chronic inflammation) è una forma di infiammazione cronica che, a differenza di quella acuta, non provoca dolore, febbre o altri sintomi evidenti. Proprio per questo viene spesso definita “infiammazione silenziosa”. Nonostante l’assenza di segnali clinici, può danneggiare lentamente tessuti e vasi sanguigni per anni, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche e aumentando il rischio di diabete di tipo 2, ipertensione, infarto, ictus, malattie neurodegenerative e numerose altre patologie croniche.
È un vero e proprio killer silenzioso che il 90% delle persone ignora.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dedicato un’attenzione sempre maggiore a questa condizione, con l’obiettivo di comprenderne meglio i meccanismi e individuare strategie efficaci per prevenirla o ridurne gli effetti. Questa condizione è caratterizzata dall’aumento nel sangue di diversi mediatori dell’infiammazione, tra cui la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), il TNF-α, l’interleuchina-6 (IL-6) e l’interleuchina-1β (IL-1β). Oggi sappiamo che questi marcatori non rappresentano soltanto un segnale di infiammazione, ma partecipano attivamente allo sviluppo di patologie cardiovascolari come aterosclerosi, ipertensione e infarto, oltre che di diabete di tipo 2, sindrome metabolica, osteoartrosi e numerose altre malattie croniche che interessano il cuore, i vasi sanguigni, il fegato e molti altri organi.

Tra le sostanze naturali che negli ultimi anni stanno attirando l’attenzione dei ricercatori troviamo il Boro, un oligoelemento presente in piccole quantità nella frutta, nella verdura, nei legumi e nella frutta secca. Sebbene il boro non sia ancora considerato un nutriente essenziale e non esista una dose giornaliera raccomandata (RDA), numerose evidenze scientifiche suggeriscono che un apporto adeguato, generalmente attorno a 6-10 mg al giorno, possa contribuire a regolare i processi infiammatori, sostenere la salute delle ossa e migliorare il metabolismo.

L’azione antinfiammatoria del boro sembra dipendere da diversi meccanismi biologici.

Uno dei più importanti è rappresentato dall’inibizione del fattore di trascrizione NF-κB, considerato uno dei principali regolatori della risposta infiammatoria. Quando questo sistema viene attivato, aumenta la produzione di sostanze pro-infiammatorie come TNF-α, IL-1β, IL-6 e dell’enzima iNOS. Il boro sembra essere in grado di ridurre l’attivazione di questo meccanismo biologico, contribuendo così a limitare la produzione delle principali citochine infiammatorie. Un altro effetto particolarmente interessante riguarda la riduzione dei principali marker dell’infiammazione sistemica. Diversi studi hanno infatti osservato una diminuzione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), del fibrinogeno e della velocità di eritrosedimentazione (VES). Inoltre svolge un’importante attività antiossidante e immunomodulante. Favorisce l’attività di enzimi antiossidanti come la superossido dismutasi (SOD) e sembra influenzare positivamente il metabolismo di alcuni ormoni, tra cui testosterone, estrogeni e vitamina D, che svolgono anch’essi un ruolo nella regolazione della risposta infiammatoria.

Anche a livello osseo e articolare sono stati osservati effetti interessanti. Diversi studi suggeriscono infatti che il boro possa contribuire a ridurre l’infiammazione locale e sistemica presente nell’osteoartrosi, con possibili benefici indiretti anche sul sistema cardiovascolare. Nel loro insieme, questi meccanismi rendono il boro un nutriente particolarmente promettente nel contrastare quella che oggi viene definita “meta-infiammazione”, cioè l’infiammazione cronica associata all’obesità, alla sindrome metabolica e all’invecchiamento, condizioni che aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Per questo minerale le evidenze disponibili mostrano risultati particolarmente interessanti a livello di efficacia. In uno studio condotto su otto uomini sani, la somministrazione di 10 mg di boro al giorno per una sola settimana ha determinato una significativa riduzione dei principali marker infiammatori.

In particolare:

  • la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) si è ridotta di circa il 50%, passando da 1460 a 795 ng/mL;
  • il TNF-α è diminuito di circa il 20-30%, passando da 12,32 a 9,97 pg/mL;
  • l’interleuchina-6 (IL-6) si è ridotta di circa il 44%, passando da 1,55 a 0,87 pg/mL.

Risultati estremamente interessanti, soprattutto considerando che sono stati ottenuti in appena sette giorni di integrazione.

Anche uno studio pilota randomizzato e in doppio cieco condotto su soggetti affetti da osteoartrosi ha evidenziato risultati incoraggianti. L’assunzione di calcio fructoborato, una forma altamente biodisponibile di boro, in dosi comprese tra 1,5 e 6 mg al giorno, suddivise in due somministrazioni per quindici giorni, ha determinato una riduzione della proteina C-reattiva fino al 60%, oltre ad una diminuzione del fibrinogeno e della VES. Nel gruppo placebo, al contrario, questi valori tendevano ad aumentare. Anche nei modelli di artrite reumatoide, il calcio fructoborato e il tetraborato di sodio, utilizzati insieme alle normali terapie, hanno mostrato una significativa riduzione della CRP, della VES, del TNF-α, dell’IL-6 e dell’IL-1α. Interessanti anche gli studi osservazionali. Le popolazioni che assumono abitualmente tra 3 e 10 mg di boro al giorno presentano un’incidenza di osteoartrosi fino al 60% inferiore rispetto alle popolazioni che ne assumono meno di 1 mg al giorno. Naturalmente questi studi osservazionali non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma rappresentano un elemento che merita certamente ulteriori approfondimenti.

Gli effetti del boro sembrano essere particolarmente evidenti nei soggetti che presentano già uno stato infiammatorio elevato e dopo periodi relativamente brevi di integrazione, generalmente compresi tra una e otto settimane. Per quanto riguarda il sistema cardiovascolare, la riduzione della hs-CRP (PCR ad alta sensibilità) e del TNF-α potrebbe contribuire a diminuire il rischio aterosclerotico. Tuttavia, ad oggi sono ancora necessari studi clinici più ampi che dimostrino in maniera diretta una riduzione degli infarti, degli ictus e degli altri eventi cardiovascolari.

Il dosaggio utilizzato negli studi

Attualmente non esiste una dose giornaliera raccomandata ufficiale per il boro.

TheUpper Limit (UL), cioè la dose massima ritenuta sicura per gli adulti, è pari a 20 mg al giorno, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera generalmente sicuro un apporto compreso tra 1 e 13 mg al giorno. Negli studi clinici i dosaggi più utilizzati variano tra 3 e 10 mg al giorno, mentre quelli che hanno mostrato i risultati migliori sulla riduzione dell’infiammazione sono generalmente compresi tra 6 e 10 mg al giorno.

In particolare:

  • 6 mg al giorno hanno dimostrato effetti favorevoli nei pazienti con osteoartrosi e sui principali marker infiammatori, soprattutto sotto forma di calcio fructoborato.
  • 10 mg al giorno hanno prodotto rapide riduzioni della hs-CRP, del TNF-α e dell’IL-6 nei volontari sani.

Le forme maggiormente studiate comprendono il calcio fructoborato, il borato di sodio, l’acido borico e i chelati come il glicinato di boro. L’assunzione durante i pasti sembra favorirne la tollerabilità. I primi benefici possono comparire già dopo una o due settimane di integrazione, mentre molti studi hanno utilizzato cicli della durata di 4-12 settimane.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il boro è naturalmente presente nella frutta secca, nell’avocado, nei legumi e in altri alimenti vegetali. L’apporto medio della popolazione, tuttavia, è spesso piuttosto basso e nella maggior parte dei casi non supera 1-3 mg al giorno. Come per qualsiasi integratore, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico prima di iniziare una supplementazione, soprattutto in presenza di patologie renali.

Sicurezza e considerazioni

Alle dosi normalmente utilizzate negli studi clinici, il boro si è dimostrato un oligoelemento generalmente ben tollerato. L’Upper Limit (UL) per gli adulti è fissato a 20 mg al giorno e le dosi impiegate nella maggior parte delle ricerche sono comprese tra 3 e 10 mg al giorno, ben al di sotto di questo limite. Dosi molto elevate, dell’ordine dei grammi, come quelle derivanti dall’ingestione di acido borico, possono invece risultare tossiche e non devono essere confuse con le piccole quantità di boro utilizzate negli integratori alimentari. L’integrazione dovrebbe essere evitata durante la gravidanza e l’allattamento, salvo diversa indicazione del medico. È inoltre consigliabile particolare prudenza nei soggetti affetti da insufficienza renale, poiché il boro viene eliminato principalmente attraverso i reni. Le interazioni farmacologiche conosciute sono limitate, ma nei soggetti che assumono terapie ormonali o farmaci per il metabolismo osseo è sempre opportuno consultare il proprio medico prima di iniziare una supplementazione.

Nota: esistono alcune patologie e condizioni nelle quali l’assunzione di boro richiede particolare cautela o può essere sconsigliata. Sul sito www.ilcontrovento.it è disponibile un articolo dedicato che le illustra nel dettaglio. In alternativa, nel mio libro “Boro Carenza: What if it's your real problem?“, disponibile su Amazon, troverete un capitolo specifico in cui vengono descritte le principali controindicazioni, le precauzioni d’uso e le situazioni nelle quali è opportuno consultare il proprio medico prima di iniziare un’integrazione.

Bibliografia scientifica

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    Studio clinico che ha dimostrato come l’assunzione di 10 mg di boro al giorno per una settimana riduca significativamente la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), il TNF-α e l’IL-6.
  3. Scorei RI, Cimpoiașu VM, Iordăchescu D. (2007). Calcium Fructoborate and its anti-inflammatory activity.
    Studio sperimentale che ha documentato gli effetti antinfiammatori del calcio fructoborato, successivamente confermati da studi clinici sull’osteoartrosi.
  4. Miljkovic D, Scorei RI, Cimpoiașu VM, Scorei ID. (2009). Calcium Fructoborate: Plant-Based Dietary Boron for Human Nutrition. Journal of Dietary Supplements, 6(3):211-226.
    Review dedicata al calcio fructoborato, con approfondimenti sulla biodisponibilità, sui meccanismi d’azione e sulle possibili applicazioni cliniche.
  5. Nielsen FH, Meacham SL. (2011). Growing Evidence for Human Health Benefits of Boron. Journal of Evidence-Based Complementary & Alternative Medicine, 16(3):169-180.
    Importante revisione che riassume le evidenze sul ruolo del boro nella salute ossea, cardiovascolare, cerebrale, endocrina e nella modulazione dell’infiammazione.
  6. Hunt CD. (Anni 1990-2000). Studi sul ruolo fisiologico del boro nel metabolismo del calcio, della vitamina D, degli estrogeni e della salute ossea. Gran parte delle attuali conoscenze sul metabolismo del boro deriva dai suoi lavori sperimentali.
  7. World Health Organization (WHO). (2009). Boron in Drinking-water. Background document for development of WHO Guidelines for Drinking-water Quality.
    Documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che definisce i livelli di assunzione considerati sicuri per la popolazione adulta.
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    National Academies Press. Testo di riferimento internazionale sui limiti di sicurezza e sui fabbisogni dei micronutrienti.
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    Revisione aggiornata che analizza gli effetti del boro sul metabolismo osseo, sulla vitamina D e sugli ormoni steroidei, confermando la sicurezza di una supplementazione di circa 3 mg al giorno.

 

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