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Autoemotherapy and microcirculation: because it can be useful in some pathologies

 

Negli ultimi anni l’autoemoterapia è tornata al centro dell’interesse di molti pazienti, soprattutto in ambito di medicina integrata. Il motivo è semplice: questa pratica viene spesso associata a un possibile miglioramento di condizioni cliniche in cui il microcircolo risulta alterato.

Per comprendere dove e perché possa avere senso parlarne, è utile partire da un concetto chiave: molte patologie, anche molto diverse tra loro, condividono un denominatore comune, ovvero un danno funzionale o strutturale dei capillari e delle piccole arteriole. Quando questa rete periferica non lavora correttamente, i tessuti ricevono meno ossigeno e meno nutrienti, e l’organismo entra in uno stato di sofferenza cronica.


Il ruolo del microcircolo nella fisiopatologia di molte malattie

Il microcircolo rappresenta il punto in cui avvengono gli scambi fondamentali tra sangue e tessuti: ossigeno, glucosio, aminoacidi, ormoni, mediatori infiammatori e prodotti di scarto.

Quando il microcircolo è compromesso, si possono verificare diversi fenomeni patologici, tra cui:

  • ipoperfusione tissutale (ridotto apporto di sangue)
  • ipossia cronica (ridotto apporto di ossigeno)
  • stasi venosa e aumento della permeabilità capillare
  • microinfiammazione persistente
  • disfunzione endoteliale
  • maggiore rischio di microtrombosi
  • riduzione dei normali processi riparativi e rigenerativi

In altre parole, un microcircolo inefficiente può contribuire a peggiorare l’evoluzione di numerose patologie croniche, anche in assenza di lesioni macroscopiche evidenti.


Autoemoterapia: ipotesi di meccanismo d’azione

L’autoemoterapia (nelle sue diverse varianti) viene descritta come una pratica in grado di stimolare alcuni meccanismi biologici correlati a:

  • modulazione della risposta immunitaria
  • riduzione dello stato infiammatorio cronico
  • miglioramento dell’ossigenazione periferica
  • possibile effetto sul tono vascolare e sull’endotelio

Va precisato con chiarezza che, nonostante esistano esperienze cliniche e testimonianze riportate in ambito non istituzionale, la letteratura scientifica ufficiale non è ancora sufficientemente ampia e standardizzata da permettere conclusioni definitive.

Di conseguenza, l’autoemoterapia non dovrebbe essere presentata come “cura”, ma piuttosto come supporto potenziale, da valutare con attenzione caso per caso.


Perché non è corretto definirla “terapia miracolosa”

Uno degli errori più comuni è attribuire all’autoemoterapia un valore universale, come se potesse funzionare su qualsiasi patologia.

Questo approccio è scientificamente scorretto.

L’autoemoterapia può avere senso soprattutto quando il problema principale coinvolge:

  • infiammazione vascolare
  • alterazioni microcircolatorie
  • disfunzione endoteliale
  • stasi e ridotta perfusione periferica

Al contrario, in patologie dove il danno è ormai irreversibile o strutturale (ad esempio alcune degenerazioni avanzate), è irrealistico aspettarsi risultati significativi.


Autoemoterapia e farmaci: un punto cruciale

Un aspetto fondamentale riguarda il rapporto tra autoemoterapia e terapia farmacologica.

Chi segue già un trattamento prescritto non dovrebbe mai sospenderlo autonomamente, anche se decide di integrare un percorso di medicina complementare.

In un’ottica prudente e razionale, il possibile schema più sensato è:

  1. affiancare l’autoemoterapia a una terapia in corso
  2. monitorare nel tempo parametri clinici e sintomi
  3. valutare eventuali cambiamenti solo in modo graduale
  4. coinvolgere sempre un medico nella gestione farmacologica

Questo perché la sospensione improvvisa dei farmaci, soprattutto in ambito cardiovascolare, metabolico o neurologico, può comportare rischi reali.


Patologie in cui il microcircolo è frequentemente coinvolto

Di seguito un elenco ragionato di condizioni cliniche in cui il microcircolo gioca un ruolo noto e documentato nella fisiopatologia.

1. Disturbi cardiovascolari e vascolari

  • ipertensione arteriosa (disfunzione endoteliale e resistenza periferica aumentata)
  • insufficienza venosa cronica (stasi, edema, ipossia cutanea)
  • angina microvascolare (sindrome X)
  • ictus lacunari
  • microangiopatia cerebrale (ischemia cronica, rischio di demenza vascolare)

2. Patologie metaboliche

  • diabete mellito (retinopatia, nefropatia, neuropatia)
  • sindrome metabolica (infiammazione cronica e disfunzione microvascolare sistemica)

3. Patologie autoimmuni e reumatologiche

  • sclerodermia (fenomeno di Raynaud, perdita capillare, ulcere ischemiche)
  • lupus eritematoso sistemico (vasculiti microvascolari multiorgano)
  • artrite reumatoide (infiammazione e danno del microcircolo sinoviale)

4. Patologie neurologiche

  • emicrania con aura
  • malattia di Alzheimer (ipoperfusione e microangiopatia)
  • neuropatie periferiche (di origine diabetica, carenziale, infettiva o traumatica)

5. Patologie dermatologiche

  • psoriasi (neoangiogenesi e microinfiammazione cutanea)
  • rosacea
  • acrocianosi e fenomeno di Raynaud

6. Patologie oculari

  • degenerazione maculare legata all’età
  • glaucoma (ridotta perfusione del nervo ottico)
  • occlusioni vascolari retiniche

7. Patologie polmonari

  • ipertensione polmonare
  • fibrosi polmonare (ipossia microcircolatoria e rimodellamento)

8. Patologie renali

  • glomerulonefriti
  • microangiopatie trombotiche
  • nefrosclerosi ipertensiva

9. Patologie dell’apparato digerente

  • cirrosi epatica (alterazione del microcircolo epatico)
  • colite ischemica

10. Patologie ematologiche e rare

  • anemia falciforme
  • crioglobulinemia
  • sindrome emolitico-uremica

11. Altre condizioni correlate

  • ulcere cutanee croniche
  • disfunzione erettile vascolare
  • preeclampsia e ritardo di crescita intrauterino
  • sindrome da fatica cronica (ipotesi microcircolatoria come concausa)

Cataratta e glaucoma: due esempi diversi

Un chiarimento utile riguarda due condizioni oculari spesso citate.

  • Cataratta: quando è conclamata e avanzata, l’opzione più efficace resta l’intervento chirurgico. Il microcircolo può avere un ruolo nella prevenzione o nella progressione, ma non è realistico aspettarsi regressioni complete in fase avanzata.
  • Glaucoma: in questo caso la componente microvascolare è più rilevante. Una perfusione ridotta del nervo ottico può contribuire al peggioramento, motivo per cui alcune persone riportano benefici soggettivi quando si lavora sul microcircolo.
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