Riduzione della placca carotidea con nattokinasi e stabilizzazione con picnogenolo
L’aterosclerosi carotidea rappresenta una delle principali condizioni patologiche associate al rischio di ictus ischemico e di eventi cardiovascolari maggiori. La formazione della placca ateromasica non è un semplice accumulo passivo di colesterolo ma un processo dinamico e complesso che coinvolge infiammazione cronica, ossidazione lipidica, disfunzione endoteliale e deposizione di fibrina. In questo contesto si inserisce l’interesse crescente verso la nattokinasi, un enzima fibrinolitico estratto dal natto, alimento tradizionale giapponese ottenuto dalla fermentazione della soia, che negli ultimi anni è stato oggetto di studi clinici per il suo possibile ruolo nella regressione delle placche aterosclerotiche.
La nattokinasi agisce principalmente attraverso un potente effetto fibrinolitico diretto, favorendo la degradazione della fibrina che costituisce una componente strutturale importante della placca. A questo si aggiunge la capacità di stimolare il sistema fibrinolitico endogeno aumentando l’attività della plasmina e migliorando la fluidità del sangue. Questo duplice meccanismo consente non solo di ridurre la viscosità ematica ma anche di intervenire direttamente sulla struttura della placca, rendendola meno compatta e favorendone una progressiva riduzione.
Uno degli studi più significativi in questo ambito è quello condotto da Ren e collaboratori nel 2017 e indicizzato su PubMed, che ha coinvolto 82 pazienti affetti da aterosclerosi carotidea e iperlipidemia. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, uno trattato con nattokinasi alla dose di 6.000 FU al giorno (2+2+2 cps lontano dai pasti) e l’altro con Simvastatina 20 mg, per una durata complessiva di 26 settimane. I risultati hanno mostrato una riduzione della placca carotidea del 36,6 per cento nel gruppo trattato con nattokinasi, con un passaggio da 0,25 a 0,16 cm², mentre nel gruppo trattato con statina la riduzione si è fermata all’11,5 per cento. Anche lo spessore intima-media carotideo è diminuito in entrambi i gruppi ma in misura maggiore nei pazienti che assumevano nattokinasi. Sebbene entrambi i trattamenti abbiano migliorato il profilo lipidico con riduzione del colesterolo totale, LDL e trigliceridi e aumento dell’HDL, l’effetto sulla placca osservato con la nattokinasi sembra in parte indipendente dalla sola riduzione del colesterolo, suggerendo un’azione diretta sulla componente fibrinica e sulla stabilità strutturale della lesione.
Per ottenere un effetto sistemico reale è fondamentale considerare la modalità di assunzione della nattokinasi. Trattandosi di un enzima proteico, essa può essere inattivata dagli enzimi digestivi se assunta insieme ai pasti. Per questo motivo l’assunzione deve avvenire lontano dal cibo, preferibilmente a stomaco vuoto, in modo da favorire l’assorbimento intestinale e permettere all’enzima di entrare in circolo in forma attiva. La suddivisione della dose giornaliera di 6.000 FU in tre somministrazioni distribuite nell’arco della giornata consente di mantenere un’attività fibrinolitica costante e più efficace sul piano clinico.
Tuttavia, ridurre la placca non è l’unico obiettivo terapeutico. Un aspetto cruciale, spesso sottovalutato, è la stabilizzazione della placca stessa. Le placche aterosclerotiche infatti non sono tutte uguali. Alcune sono relativamente stabili e tendono a crescere lentamente senza causare eventi acuti, mentre altre sono instabili, ricche di lipidi ossidati, cellule infiammatorie e con un sottile cappuccio fibroso che può facilmente rompersi. È proprio la rottura della placca a rappresentare il momento più pericoloso, poiché espone il materiale trombogenico al sangue circolante e può determinare la formazione rapida di un trombo capace di occludere l’arteria o di migrare verso il cervello causando un ictus.
In questo scenario diventa fondamentale associare alla riduzione della placca un’azione di stabilizzazione. Il picnogenolo, estratto dalla corteccia del pino marittimo francese, rappresenta uno dei composti naturali più studiati per questo scopo. La sua attività si basa su potenti proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie che contribuiscono a proteggere l’endotelio vascolare e a ridurre lo stress ossidativo, uno dei principali fattori che rendono instabile la placca. Il picnogenolo favorisce inoltre il rafforzamento del cappuccio fibroso della placca, rendendolo più resistente alla rottura, e migliora la funzione endoteliale aumentando la produzione di ossido nitrico, con conseguente miglioramento della vasodilatazione e della perfusione tissutale.
L’associazione tra nattokinasi e picnogenolo si configura quindi come un approccio sinergico. Da un lato la nattokinasi contribuisce a ridurre progressivamente la massa della placca intervenendo sulla componente fibrinica e migliorando la fluidità del sangue, dall’altro il picnogenolo agisce stabilizzando la struttura della placca e riducendo il rischio di rottura improvvisa. Questa doppia azione è particolarmente rilevante dal punto di vista clinico perché non si limita a intervenire su un singolo fattore ma agisce contemporaneamente sulla regressione e sulla sicurezza della lesione aterosclerotica.
Alla luce delle evidenze disponibili, l’impiego della nattokinasi alla dose di 6.000 FU al giorno, suddivisa in tre assunzioni lontano dai pasti (2+2+2 cps), associata a un agente stabilizzante come il picnogenolo, rappresenta una strategia interessante e razionale nella gestione dell’aterosclerosi carotidea, soprattutto nei soggetti con rischio cardiovascolare moderato o in coloro che non tollerano le terapie farmacologiche tradizionali. Resta comunque fondamentale un inquadramento medico personalizzato, considerando il possibile aumento del rischio emorragico nei soggetti che assumono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.
Questo approccio integrato non sostituisce la medicina convenzionale ma apre nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento delle malattie vascolari, ponendo l’attenzione non solo sulla riduzione del colesterolo ma anche sulla qualità e sulla stabilità della placca aterosclerotica, elementi determinanti per la prevenzione degli eventi acuti.
Il link allo studio sulla nattokicasi (per leggerlo inquadrare il Qr-code)
Link allo studio sul picnogenolo


