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L’autoemoterapia attiva i macrofagi

L’autoemoterapia attiva i macrofagi…non fa altro!
Il lavoro lo fanno loro!
In queste righe provo a spiegare il loro funzionamento e a rispondere a una persona del gruppo che chiedeva se l’uotoemo può essere utile per le persone vaccinate che si ammalano spesso (quindi con il sistema immunitario debilitato dal vaccino).

Nel complesso sistema immunitario umano, i macrofagi giocano un ruolo centrale nella difesa, nella rigenerazione e nella pulizia dell’organismo. Si tratta di cellule altamente specializzate che derivano dai monociti, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue. Quando i monociti migrano dai vasi sanguigni ai tessuti, si trasformano in macrofagi, assumendo una funzione attiva nella sorveglianza immunitaria. Il termine “macrofago” deriva dal greco e significa “grande mangiatore”: queste cellule, infatti, sono capaci di inglobare e digerire agenti patogeni, cellule morte, detriti e tossine, svolgendo una funzione di pulizia continua nei vari distretti corporei.
I macrofagi non sono tutti uguali. A seconda dell’ambiente in cui si trovano e dei segnali che ricevono, possono specializzarsi in forme diverse. I macrofagi M1 hanno una funzione pro-infiammatoria: si attivano in presenza di batteri, virus o cellule tumorali, rilasciando molecole infiammatorie per combattere le minacce. I macrofagi M2, invece, sono anti-infiammatori e riparativi: aiutano a rigenerare i tessuti e a riportare l’equilibrio dopo una fase di stress o infezione. Inoltre, esistono macrofagi residenti in vari organi con funzioni specifiche: le cellule di Kupffer nel fegato, la microglia nel cervello, i macrofagi alveolari nei polmoni, gli osteoclasti nelle ossa e i macrofagi splenici nella milza. Tutti questi tipi contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi e della salute generale dell’organismo.
L’autoemoterapia stimola fortemente l’attività dei macrofagi.
Come ormai tutti saprete consiste nell’iniezione intramuscolare di una piccola quantità di sangue venoso prelevato dallo stesso paziente. Dopo circa sei ore dall’iniezione, si osserva un aumento significativo del numero di macrofagi: si passa da una media di 4 unità a 25, mantenendo questo valore per cinque giorni consecutivi prima di tornare alla normalità al settimo giorno. Questa reazione si verifica perché il sangue iniettato nei tessuti muscolari viene riconosciuto come materiale estraneo: anche se proviene dallo stesso organismo, la sua presenza in un luogo insolito richiama una risposta immunitaria, e in particolare l’intervento dei macrofagi per “gestire” la situazione. Questa risposta, oltre a essere localizzata, coinvolge anche il sistema immunitario generale, contribuendo a una sorta di “reset” o stimolo globale.
Durante questo periodo di iperattivazione, i macrofagi eseguono un lavoro profondo di pulizia: fagocitano agenti patogeni eventualmente presenti, rimuovono cellule danneggiate o invecchiate, favoriscono la disintossicazione e rilasciano fattori che stimolano la rigenerazione dei tessuti. I principali organi coinvolti in questo processo sono il fegato, la milza, i linfonodi e il midollo osseo, ossia i centri principali del sistema reticoloendoteliale, oltre al sistema linfatico, che drena le scorie e sostiene la risposta immunitaria.
Questa stimolazione può risultare particolarmente utile in soggetti che presentano un sistema immunitario indebolito. Negli ultimi anni si è osservato che, in alcune persone vaccinate, soprattutto quelle con un quadro clinico già fragile, possono manifestarsi segni di immunodepressione: abbassamento delle difese, maggiore suscettibilità alle infezioni, difficoltà nel recupero fisico e calo dell’energia generale.
Tutti abbiamo sicuramente notato di amici e conoscenti vaccinati che nello scorso inverno si sono ammalati parecchie volte, mentre chi non lo ha fatto si è ammalato raramente.
Questa cosa non si può non notare!
In questi casi, l’autoemoterapia può offrire un aiuto concreto riattivando i meccanismi naturali dell’immunità innata. Non si tratta di una cura miracolosa, ma di una stimolazione biologica che favorisce l’equilibrio e la reattività del sistema immunitario, laddove questo risulti rallentato o compromesso.
A supporto di questa strategia, l’uso di integratori specifici può potenziare ulteriormente la risposta immunitaria. La vitamina D3 è tra le più importanti: non solo regola il metabolismo osseo, ma agisce anche come modulatore del sistema immunitario, favorendo l’attivazione dei linfociti T, la funzione dei macrofagi e la regolazione delle citochine. Accanto a questa, la vitamina C (meglio se assunta a tolleranza intestinale), svolge un ruolo chiave come antiossidante e stimolante immunitario: sostiene l’attività dei fagociti, aumenta la produzione di interferoni e protegge le cellule dai danni ossidativi.
Il boro, un oligoelemento spesso trascurato, contribuisce al buon funzionamento del sistema endocrino e al metabolismo del calcio e del magnesio, ma ha anche effetti immunoregolatori, potenziando indirettamente le difese. La vitamina A è essenziale per l’integrità delle mucose e delle barriere fisiche contro i patogeni, e modula direttamente la risposta dei linfociti e dei macrofagi. Lo zinco è un altro minerale fondamentale: partecipa alla sintesi del DNA, alla funzione delle cellule NK e T, e alla comunicazione intracellulare tra le cellule del sistema immunitario. Infine, la vitamina K2, nota soprattutto per il suo ruolo nella salute cardiovascolare e ossea, contribuisce anche a ridurre l’infiammazione sistemica, modulando alcuni fattori immunitari.
L’associazione tra autoemoterapia e un’integrazione mirata con queste sostanze può quindi rappresentare una strategia sinergica e intelligente. Da un lato, si riattiva la risposta immunitaria attraverso la stimolazione naturale dei macrofagi; dall’altro, si fornisce all’organismo un supporto nutrizionale completo, in grado di potenziare artificialmente ma in modo fisiologico le difese. Questo approccio, se ben guidato, può contribuire al recupero dell’equilibrio immunitario e al rafforzamento generale della salute.
Se è vero (come riferito da alcune fonti…ma è tutto da verificare!) che il vaccino conteneva tra le altre cose la nagalase, un enzima che ha la capacità di interferire sul sistema immunitario bloccando una sostanza chiamata GcMAF che di fatto serve per attivare i macrofagi, indebolendolo e impedendogli di funzionare correttamente, l’autoemo e gli integratori potrebbero essere la situazione da adottare nell’immediato per limitare i danni, in attesa che il sistema immunitario torni a funzionare correttamente.
In Pratica il funzionamento è lo stesso della vitamina C sull’uomo. Noi siamo uno dei pochi primati che non la produciamo direttamente. Integrandola, risolviamo il problema. Ora se uno ha il sistema debilitato dal vaccino, autoemo e integratori sopperiscono al problema.
Nota:
La nagalase è un enzima prodotto in quantità anomale da cellule tumoralivirus (come HIV e alcuni ceppi influenzali) e anche da cellule infiammatorie croniche. Questo enzima degrada un precursore del GcMAF(Gc protein-derived Macrophage Activating Factor), una molecola fondamentale per l’attivazione dei macrofagi da parte del sistema immunitario. In parole semplici, quando i livelli di nagalase sono elevati, i macrofagi restano “dormienti” e non vengono attivati a dovere, impedendo all’organismo di difendersi efficacemente da cellule anomale, infezioni croniche o infiammazioni persistenti.
L’autoemoterapia, come spiegato in precedenza, induce una risposta immunitaria innata e provoca un aumento temporaneo ma significativo del numero e dell’attività dei macrofagi. Tuttavia, se la nagalase è presente a livelli patologici e persistenti, può continuare a interferire con la normale attivazione dei macrofagi a lungo termine, anche dopo l’effetto stimolante dell’autoemoterapia.
In sintesi: l’autoemoterapia può temporaneamente superare l’ostacolo della nagalase, inducendo una risposta infiammatoria localizzata che stimola l’attività macrofagica per vie indirette, anche se l’attivazione classica attraverso il GcMAF è inibita. In sostanza, “forza la mano” al sistema immunitario per riattivarsi.
E’ da evidenziare che occorrerebbe farla di continuo, anche per anni
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